Pasta al ragù

Inizio a percepire il cibo in maniera più profonda e questo non ho capito bene se lo faccio per la noia di essere rinchiusa in quattro mura lontana da tutto e tutti o se inizio ad apprezzarlo per non averlo fatto mai. 
Trovo così piacevole concentrarmi su tutti i passaggi cercando di rimanere in silenzio anche con la mente. 
Inizio prendendo la padella, il passaggio che mi piace meno perché è inevitabile fare rumore. 
Appoggio la padella sul fornello ad induzione e inizio a prendere i primi ingredienti. 
Come primo ingrediente prendo la cipolla e la taglio in parti sottili. 
Non so mai bene come tagliarla e finisco sempre con tagliarla in modo strano ma questo mi strappa un sorriso. Aggiungo l’olio, parecchio olio. 
L’olio è come una droga, inizio a metterne un po’ e poi ne metto un altro pochino perché tanto non è mai abbastanza l’olio e se nessuno mi vede ne metto ancora un altro pizzico. 
Metto il coperchio, accendo il fornello e dò una mescolata veloce. 
Aspetto con impazienza di iniziare a sentire l’odore che assale la cucina, il colore trasformarsi in quel leggero marroncino e l’olio scoppiettare.
 Amo osservare tutto ciò perché sembrerà banale ma nonostante io sia andata a vivere da sola così presto non avevo mai soffritto una cipolla. 
A stento sapevo riconoscerla una cipolla. 
Non ero una ragazza da “soffritto”. 
Che cazzata! 
Amo così profondamente riscoprire tutte queste semplici e genuine cose da tutti i giorni. 
Torniamo alla cucina. 
Quando il soffritto ha il giusto colore aggiungo la carne macinata che normalmente scongelo già dal mattino. 
Ogni volta che osservo la carne macinata cruda vengo assalita da un’ enorme voglia di riempirmi le mani e schiacciarla ma resisto perché non sono a casa mia quindi la butto in padella e giro tutto. 
Aspetto. 
Giro la carne e aspetto ancora. 
La carne si colora anch’essa ed io capisco che è arrivato il momento della passata di pomodoro. 
La passata di pomodoro. 
Che nome del cazzo però mi piace da mangiare. 
Dopo l’aggiunta della passata di pomodoro l’attesa diventa infinita insieme alle mescolate per non far attaccare la carne alla padella, però è soddisfacente quando il tutto si addensa e tu ti senti soddisfatta di aver cucinato un buon sugo. 
Ricordo la prima volta che la cucinai, circa due mesi fa, mi sentivo come una bambina in un parco giochi, ero così fiera di me e del mio ragù e non vedevo l’ora di servirlo a tavola. 
Perché non ci badiamo mai a queste sensazioni nella quotidianità ? 
Ah si, fra un passaggio e l’altro dimentico sempre il sale…
Pasta with meat sauce
I begin to perceive food in a deeper way and I didn’t have understood well if I do it for the boredom of being locked in four walls far from everything and everyone or if I start to appreciate it how never I did before.
  I find it so pleasant to concentrate on all the steps trying to remain silent even with the mind.
  I start by taking the pan, the passage I like least because it is inevitable to make some noise.
  I put the pan on the induction cooker and start taking the first ingredients. As a first ingredient I take the onion and cut it into thin parts. I never know how to cut it and I always end up cutting it in a strange way but this tears me a smile. I add the oil, a lot of oil. The oil is like a drug, I start to put a little bit and then I put a little more because the oil is never enough and if no one sees me I put another pinch. I put the lid on, turn on the stove and give it a quick stir. I look forward to starting to feel the smell that covers the kitchen, the color to turn into that light brown and the oil to crackle. I love to observe all this because it will seem trivial but although I went to live alone so early I had never suffered because of an onion. I could barely recognize an onion. I was not a “fried” girl. What a shit! I love so deeply to rediscover all these simple and genuine everyday things. Let’s go back to the kitchen. When the sauté has the right color I add the minced meat which I normally thaw already in the morning. Every time I observe the raw minced meat I am assaulted by an enormous desire to fill my hands and crush it but I resist because I am not at home so I throw it in the pan and turn everything. Appearance. I turn the meat and wait again. The meat is also colored and I understand that the moment of tomato  sauce has arrived. The tomato sauce. What a fucking name, however, I like to eat. After adding the tomato sauce, the wait becomes infinite together with the stirrer to prevent the meat from sticking to the pan, but it is satisfactory when everything thickens and you feel satisfied that you have cooked a good sauce. I remember when I cooked it for the first time, about two months ago, I felt like a little girl on a playground, I was so proud of me and my ragù that I couldn’t wait for serving it at the table.
Why do we never pay attention to these sensations in everyday life? Ah yes, between a step and another one I always forget the salt .

 

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