Ricomincio da una stanza inglese

Ho gli occhi gonfi, il continuo lacrimare mi offusca la vista che fa fatica a leggere ciò che scrivo, non troppo rilevante perché tanto tutto esce di getto. Non sono io a controllare ciò che scrivo ma è ciò che scrivo che controlla me. Allora, Valentina, che ci fai in questa stanza? Sembra tutto così surreale, la maggior parte delle volte mi ritrovo in situazioni quasi magicamente, succede tutto così in fretta che fatico a realizzare. Mi sento come se fossi morta ma in un corpo da viva, oppure per una versione meno macabra mi sento addormentata ma in un corpo sveglio. La mia mente è addormentata anche se è quella che fa più chiasso di tutti gli altri organi, non si spegne mai e zittirla è così stancante che spesso la lascio parlare con la speranza che si stufi da sola. Tutte contraddizioni lo so eppure io sono così. Sono il bianco ma poi anche il nero, è tutto o bianco o nero per me ma la bellezza sta nelle sfumature e quindi le osservo, le catturo e ci casco di nuovo. Ma che cazzo ci faccio quì, così sola e senza soldi, con un futuro incerto che mi fa sentire un po’ più viva e sempre più connessa col mondo. E’ questo quello che vuoi Valentina? Sentirti parte di un mondo al quale, due anni fa, cercavi di scappare?

Non è il mio posto ma sono quì al momento giusto

Ho il mare nelle vene ma sopratutto ho il sole, come posso minimamente pensare che questo è il mio posto? Sono solo arrivata quì al momento giusto, mi fido del mio istinto o cerco di convincermi di questo per non pensare all’alternativa che sto buttando la mia vita. Sento il mio inconscio sussurrami la tranquillità di cui ho bisogno e non penso ad altro. In realtà ci penso ma è come se tutto il resto non mi appartenesse davvero. Ho lavato via la merda dalle mutande tre giorni prima di arrivare in questa nuova casa. Quanto puzzava lo ricordo bene, ho dovuto storcere il naso e chiudere la bocca, le mie mani erano letteralmente nella merda ed io mi sentivo bene, stavo lavando via tutto il male. Sono arrivata fra queste mura pulita, una verginella pura e piena di vuoti emozionali da riempire.

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